Mesi fa, quando mi trovavo ancora a Sydney, ho deciso di dare un’occhiata alla “Art Gallery of New South Wales“, sono rimasta letteralmente stregata da questo quadro di Eugene von Guérard, “Milford Sound, New Zealand”. Mi ha colpito talmente tanto da ispirare questo mini racconto! Buona lettura! 🙂

 

Il richiamo di Milford Sound

Non mancava ormai molto al fiordo, Tamati lo sapeva bene. Poteva già sentire lo scrosciare della cascata. Ed ecco che, spostato l’ultimo groviglio di felce, lo spettacolo di Milford Sound gli si aprì davanti. Trattenendo il fiato si avvicinò all’acqua, le foglie secche che scricchiolavano ad ogni suo passo. Non importava quante volte ci fosse già venuto, ogni volta rimaneva a bocca aperta come la prima. Era appena passata l’alba, e il sole tiepido del mattino, non ancora forte abbastanza da riscaldare l’aria, illuminava timido le cime rocciose, gettando ancora delle luci rosate sulle nuvole che passeggiavano lente e meditabonde. Tamati si chinò sul laghetto e immerse le mani nell’acqua gelida, infrangendo così il suo riflesso che gli sorrideva con aria complice. Si sciacquò con cura il viso, godendosi la pace e il silenzio del posto. Non era stata tanto la bellezza del luogo a colpirlo, ma la sua segretezza. Il modo in cui le montagne erano schierate per custodire il fiordo era quasi intimidatorio. Tutto era ovattato, protetto, inaccessibile. Esisteva solo un modo per arrivarci via terra, e lui l’aveva scoperto. Quel posto era soltanto suo. L’odore di legno marcio e terra bagnata, il rumore della cascata che si gettava a picco nel lago, il fruscio delle fronde mosse dai cormorani. Tutto gli apparteneva, e lui lo faceva suo più che poteva, inspirando a fondo quell’aria magica. Ancora pochi minuti e poi sarebbe dovuto tornare al villaggio per partecipare al consiglio giornaliero istituito dal suo capo tribù. L’ultima volta che aveva fatto tardi era stato costretto a passare tutta la giornata con le donne, senza poter cacciare con gli altri. Si incamminò verso l’ingresso del passaggio segreto, ma prima di andarsene si girò, lanciando un ultimo sguardo, uno sguardo pieno di pace e speranza, al suo fiordo. “Tornerò presto, fratello mio”, disse, e con il cuore leggero si addentrò nel fitto bosco.

 

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FelipaBelieves

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