Ti racconto la mia vita da Au Pair Girl

Ultimamente, navigando un po’ tra i vari gruppi Facebook sui viaggi ai quali sono iscritta, mi è capitato di leggere di ragazze che si chiedevano come funzionasse il lavoro da Au Pair Girl (ragazza alla pari), e questo mi ha fatto pensare che sarebbe stato utile scrivere un articolo sulla mia esperienza.

Au Pair Girl 1

La prima volta che l’ho fatto, io avevo 16 anni, ho riempito la mia valigia e sono partita per l‘Irlanda, dove ho passato 3 splendidi mesi con una meravigliosa e accogliente famiglia che abitava nella periferia di Dublino. Dovevo prendermi cura di Declan, Amy e Zoe, che avevano rispettivamente 6, 11 e 13 anni.

La seconda volta, l’estate successiva, sono andata in Austria a lavorare per una mamma single con due bambini di 3 e 6 anni, Noah e Lea.

Non conoscevo l’esistenza di questa possibilità di lavoro all’estero, è stata mia madre a trovare il sito aupairworld.com, un portale dove migliaia di Au Pair e famiglie ospitanti potevano mettersi in contatto e trovare quello che stavano cercando.

Un bel cagnolone incontrato per le campagne iralndesi! 🙂

Come nasce la figura delle Au Pair Girl? 

Iniziamo con un po’ di storia, che non fa mai male! 🙂

Nel XVIII secolo, per alcune ricche famiglie svizzere, era usanza mandare le proprie figlie a trascorrere del tempo all’estero o in un diverso cantone, con lo scopo far imparare una lingua straniera alle ragazze. Dalla famiglia ospitante venivano chiamate “figlie di casa”, e in cambio dell’alloggio davano una mano con i bambini.

Il termine “Au Pair“, inteso proprio come reciprocità, venne usato per la prima volta nel XIX in Francia, in riferimento alle ragazze inglesi che, per migliorare la conoscenza del francese e apprendere le buone maniere, si recavano lì e insegnavano l’inglese ai figli delle famiglie.

Cos’è esattamente una ragazza alla pari?

Oggi, quando diciamo Au Pair, stiamo parlando di giovani che, in cambio di vitto e alloggio, lavorano presso delle famiglie in una nazione straniera, imparando così la lingua, la cultura e le tradizioni.

Attenzione, nonostante sia un tipo di esperienza molto diffusa tra le ragazze, esistono anche molti ragazzi alla pari!

Le competenze e le faccende domestiche richieste, ovviamente, cambiano da famiglia a famiglia, ma in linea di massima sono sempre le stesse:

  • devi saper avere a che fare con i bambini. Esperienze da baby sitter, fratelli o cugini più piccoli… tutto fa curriculum! Nel mio caso, ad esempio, il fatto di essere stata una scout è sempre stato d’aiuto. Cerca sempre di dare delle referenze, magari l’indirizzo email di qualche vicino di casa a cui hai tenuto i bambini.
  • devi essere in grado di aiutare i bambini a vestirsi, preparargli da mangiare e metterli a letto. Per quanto riguarda il cibo, basta che tu sappia preparare dei piatti basici: non occorre che tu sia un Masterchef, anche perché gli stranieri di solito impazziscono già solo se gli cucini un piatto di pasta… Ricordo che, il mio primo giorno in Irlanda, ho preparato dei semplicissimi spaghetti aglio e olio che sono andati letteralmente a ruba!
  • devi occuparti di alcune faccende domestiche. Di solito le tue mansioni non vanno oltre il passare l’aspirapolvere, pulire i bagni e tenere pulita la cucina, ma questo dipende dalla famiglia. In generale, i tuoi compiti non dovrebbero superare ciò che riguarda i bambini (se ti chiedono di fare il bucato dei genitori, per esempio, puoi anche ritrattare), ma alcuni potrebbero chiederti di innaffiare piante varie, falciare il prato o dar da mangiare al cane. Potrebbero anche chiederti di fare cose più pesanti e inusuali, ma in quel caso ti pagherebbero un extra… In Irlanda, ad esempio, mi chiesero di imbiancare i muri e pitturare il cancello e, sebbene io l’abbia fatto più che volentieri, mi hanno pagato di più!

 

Quindi, in sintesi, i miei consigli per essere una brava Au Pair Girl sono questi: 1) sorridi molto, perché a nessuno piace avere dentro casa una musona; 2) non aver paura di parlare con la tua host family, che si tratti dei bambini o del tuo “salario” devi essere onesta e schietta (senza sfociare nella maleducazione, ovviamente :D); 3) non preoccuparti della lingua, quest’esperienza serve proprio ad imparare! E cosa c’è di meglio di un full immersion di tre mesi in una casa dove di parla una lingua che non conosci e l’unico momento in cui parli italiano è quando ti telefonano i tuoi?

 

 

 

 

 

 

Impressioni finali? È un’esperienza costruttiva che consiglio a tutti. È un punto di partenza, una via più che sicura per una ragazza di 16 anni di cominciare a viaggiare da sola, di immergersi in una nuova cultura e imparare a cavarsela. Certo, non sempre sarai felice, a volte vorrai solo scappare e mollare tutto, ma non ti capiterebbe anche a casa? 😉

E tu? Mai lavorato come Au Pair?

Raccontami la tua esperienza e non dimenticarti di seguirmi anche su Facebook e Instagram

Cheers 🙂

FelipaBelieves

1 Comment

1 Comment on Ti racconto la mia vita da Au Pair Girl

  1. Rosina
    febbraio 3, 2017 at 6:42 pm (6 mesi ago)

    Bello